La mia vita da Performer

Volevo fare l’artista, fin da bambina; almeno fino a quando mio padre mi disse che quello non era un lavoro e mai, mai avrebbe permesso che prendessi quella strada.
Da quel momento ho smesso di dire di voler fare l’artista e ho iniziato a raccontare a tutti che avrei fatto le autopsie.
Da quel momento in poi ho fatto di tutto, tranne che l’artista e le autopsie ma poi, un giorno tutto è cambiato.
E’ il 2008, ottobre è appena iniziato e io sto prendendo posto nella sala della scuola di pole dance, dove mi sono iscritta ad agosto ma, non sto per prendere parte a una lezione di pole bensì alla presentazione del primo corso in assoluto di Burlesque che si terrà a Milano.
Emozionata, curiosa, non sapevo che da quel momento in poi la vita mi avrebbe aperta alla più incredibile delle avventure.
Non sapevo che in quel momento avrei gettato le basi per il più ambizioso e audace progetto che mi sia mai venuto in mente; a dirla tutta, a parte i progetti didattici, non credo di essermi mai cimentata in niente di veramente generativo e creativo.
Non sapevo nemmeno chi fossi all’epoca, se non la copia di mille altre copie di persone che vivono la frenesia isterica di Milano, alla perenne ricerca di una via d’uscita da tutto quel folle clamore, tra aperitivi, serate, fiumi di alcool, distillati sintetici di ogni tipo di droga e tanta, tanta moda seriale.

https://burlesqueschoolmilano.com/
Frastuoni di immagini, che scorrono lungo le vie e i palazzi ammassati, mostrando a te che passi, come dovresti vestirti, come dovresti apparire, cosa dovresti acquistare per essere la versione migliore di te, di tutti: immobile, in un frame di dissonante, patinata meraviglia.
Mi sentivo finta come quei sorrisi.
La colonna sonora che emerge è in perfetta sintonia con gli sguardi di chi cerca sempre di arrivare primo, prima di te, di chiunque; dai cartelloni pubblicitari lungo le vie, alla televisione, il messaggio è chiaro: devi essere il primo, devi essere unico in un mondo e in un modo in cui di unico non c’è niente. Il premio per questa distopica gara è il successo.
Il successo di cosa e per cosa, è a questo quesito che ci incatenano: l’assoluta certezza che correrai per un successo inesistente e incerto, in mezzo a un soffio costante di dipendenza assoluta; da cosa, hai solo l’imbarazzo della scelta.
Allora non lo potevo sapere, eppure l’ho sempre sussurrato al cuscino la notte, che sarei andata via da quella città e avrei vissuto una vita incredibile.
Non lo sapevo, non sapevo come, e ciò che è accaduto dopo quel pomeriggio di ottobre, ha fatto davvero la storia. Senza saperlo, ho gettato un ponte.
Senza nemmeno dirlo troppo ad alta voce, ho realizzato dei sogni e raggiunto successi che, una insignificante ragazza della violenta periferia di Milano, non avrebbe mai immaginato, se non al riparo dei sogni segreti.
Questo è il racconto di come sono passata dall’immagine condizionata dal volere di altri, da come pensavo volessi e dovessi diventare, all’immagine che raramente vedevo in una frazione di istanti, come un bagliore lontano, quando riuscivo a provare amore per me.

Questo è il racconto dell’avventura che mi ha condotta a calcare i palchi d’Italia e d’Europa, facendo quello che ho scoperto essere la cosa che mi riusciva meglio e che facevo inconsapevolmente, da sempre: divertire e provocare.
Questo è il racconto di come ho ideato spettacoli, eventi, lezioni e percorsi; è il racconto delle meravigliose anime con cui ho incrociato il cammino e delle numerose sfide, battaglie e resistenze che hanno segnato il mio viaggio e mi hanno resa oggi, la donna che sono.
E’ il racconto di una vita glamour, lontana dal glamour.
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Gli articoli della Pagina “Glamourama: la mia vita da performer”
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