Posare come per uno shooting fotografico richiede un mix di vulnerabilità e forza, soprattutto quando si tratta di nudo ed erotico. Che tu sia alle prime armi o unə professionista, l’obiettivo è sempre lo stesso: creare arte. Tuttavia, la realtà dei fatti, diciamocelo, è che il set può trasformarsi in un ambiente scomodo quando non vengono rispettate le regole base della sicurezza e del rispetto reciproco.
Non sono qui per fare un processo alle intenzioni o analizzare la psicologia dei “fotografi predatori”, ma per condividere esperienze e nel caso, dare a te gli strumenti per riprenderti lo spazio che ti spetta.
Il “Grigio” che diventa Nero: Quando l’arte è una scusa
Capita spesso: l’atmosfera è rilassata, si scatta erotico e improvvisamente lə fotografə lancia un commento di troppo o una richiesta “fuori programma”.
Moltə professionistə (e purtroppo molti amatori) scambiano la curiosità artistica, la voglia di esplorazione e l’apertura mentale di unə modellə per un invito personale. La verità è semplice:
- Il set non è un’app di dating.
- L’esplorazione della propria carica erotica è un atto di empowerment personale, non una concessione al/la fotografə.
Il rischio del “raggiro”
Capita che chi sta dietro la macchina fotografica cerchi di persuadere lə modellə con la scusa della “resa artistica”: “Se facciamo questo, la foto viene meglio”. Se quel “questo” non era concordato, hai tutto il diritto di fermarti.
Il dilemma dell’accompagnatore: Protezione o Ostacolo?
Quante volte mi sono sentita dire in prima battuta: “Oh però non puoi portarti nessuno perché bla, bla bla”.
Portare qualcunə con sé è un tema dibattuto, non c’è che dire. C’è una linea sottile tra la sicurezza e il clima lavorativo:
- Il/la partner gelosə: Se porti una persona che monitora ogni sguardo, il set diventa pesante e la creatività muore. Il rischio è di non sentirsi affatto a proprio agio, ma per motivi diversi.
- L’assistente/Amicə: Avere una persona “neutra” è spesso la soluzione migliore. Serve a ricordare a chi ti fotografa che non sei solə e che c’è un testimone oculare.
- Raccogliere feedback tra colleghə è sempre la cosa migliore; chi ha “testato” il/la fotografə prima di te può davvero darti una mano a sentirti a tuo agio senza doverti portare dietro qualcunə o comunicare la posizione dello shooting e gli orari di fine del servizio per controllare.
Quando la sicurezza va oltre lo scatto: il Sex Working.
Quando si parla di sex working in presenza, i rischi aumentano. In questo ambito, la sicurezza non è più solo una questione di “comfort”, ma di incolumità fisica. Nella mia esperienza posso dire che è fondamentale scremare i contatti: chi non è chiaro fin da subito sui compensi, sulle modalità e sui limiti, solitamente è qualcuno da cui stare alla larga.
Le Soluzioni: Consenso e Confini
La prevenzione inizia molto prima di accendere le luci in studio. Come possiamo sentirci più sicurə in questa importante esperienza:
- Il “Moodboard” è il tuo contratto visivo: Definisci esattamente cosa farai e cosa NO. Se non è negli accordi, non si fa (a meno che tu non lo voglia sul momento, chiaro!).
- Patti chiari, amicizia lunga: Stabilisci prima dello scatto i limiti sul contatto fisico. “Puoi sistemarmi i capelli o i vestiti solo dopo avermelo chiesto” è una frase legittima.
- Referenze: Chiedi sempre ad altrə modellə che hanno lavorato con quel/la fotografə. Il “passaparola” nella community è l’antivirus più potente che abbiamo.
- Il potere del “NO”: Non devi giustificare un tuo disagio. Se l’atmosfera cambia e non ti senti più sicurə, lo shooting finisce lì. Punto.
La tua ricerca artistica e il bisogno di esprimere pulsioni profonde attraverso l’immagine sono preziosi. Non permettere a nessuno di inquinare questo percorso con la disonestà o la mancanza di rispetto. Mettere dei confini non limita la tua arte; al contrario, crea lo spazio sicuro necessario affinché quell’arte possa fiorire davvero.
Ricorda: Sei tu che hai il controllo della tua immagine e del tuo corpo. Sempre.
Ti è mai capitato di dover gestire una situazione scomoda sul set?
Parliamone nei commenti o, se preferisci un confronto più riservato, scrivimi una mail. La condivisione è il primo passo per rendere l’ambiente fotografico un posto migliore per tuttə.
A me è capitato diverse volte, una di queste te la racconto qui “Posso infilarti un cetriolo?”
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Ps: non ho insierito volutamente immagini in questo articolo per non generare fraintendimenti; ho in archivio foto di servizi durante i quali il fotografo non si è compartato bene ma come ho scritto nell’articolo, non sono qui per fare processi sommari alle intenzioni nè per sputtanare nessuno. All’epoca ho condiviso la mia esperienza con le colleghe in modo da avvisarle del comportamento di quei fotografi.