Luglio 2009
Sono in macchina con J e stiamo chiudendo la nostra storia, dopo sei anni insieme.
Mi sento pronunciare queste parole: “Voglio usare il mio corpo per lanciare un messaggio. Voglio che il mio corpo sia il messaggio”.
All’epoca non avevo la minima idea di cosa intendessi con quelle parole ma mi sono uscite dalla bocca, così.
Sentivo essere vere. Sentivo.
Vibravo coerente.
Era già qualche tempo che mi affidavo al cielo, pronunciando parole che percepivo giungere da una vita lontana e vicina; giungere da qualche parte dove quelle parole erano già manifeste.
Si può dire che avessi delle visioni, che riuscissi a collegarmi a un volere più ampio, più esteso e che parlassi per esso.

Stavo prendendo possesso della mia vita; stavo iniziando ad assaporare il gusto di un potere latente e presente; sapevo che quello era il significato di essere liberi ed ero pronta a pagarne il prezzo.
Potrei raccontarti che tutto è iniziato da ragazzina, quando in segreto sognavo un giorno di fare la escort e la spogliarellista; forse è proprio così.
Potrei sostenere la tesi che tutto invece è iniziato da bambina, quando la mia espressione creativa ed erotica è rimasta bloccata, per poi seguire un percorso distorto.
Sono certa comunque che il punto vero di svolta è stato quando, tra il 2007 e il 2008 per gioco ho seguito un corso di danza del ventre e qualcosa è emerso dalle viscere di quel riflesso che guardavo allo specchio.
Sentivo un forte bisogno di esprimere la mia femminilità; una certa eleganza in un corpo che vivevo come goffo, sbagliato.
Ho sempre girato con abiti e atteggiamenti mascolini per nascondermi, per timore di essere approcciata con aggressività dai maschi o insultata e picchiata dalle femmine, perché è questo che ho vissuto da adolescente.
Provavo un forte bisogno di comprendere la mia sessualità, le emozioni e i sentimenti: perché sono attratta da chi mi fa del male e abusa di me? Perché credo nella violenza e nella sofferenza?
Perché quando trovo quello che sembra amorevolezza, lo distruggo?
Perché flirto così tanto con la morte e sogno il suicidio?
Perché vorrei che tutti morissero, prima di me?
Ho trovato risposte a molte domande guardando il riflesso allo specchio, muovendo il corpo, sentendo. Sentivo, finalmente sentivo e vedevo.
Vedevo formarsi davanti allo sguardo i contorni dei messaggi dei media, dalle copertine patinate alle immagini della televisione; vedevo prendere forma il dogma della famiglia, le dottrine dei politici e dei religiosi che hanno condizionato la mia intera esistenza fino a quel punto.
Sentivo le budella contorcersi; sentivo il petto gonfiarsi, la gola stringersi e il cuore piegarsi su se stesso. Ho sentito esplodere dentro quell’urlo che cacciavo giù fin dall’infanzia.

Ho iniziato a urlare. Ho urlato così forte da trovare la voce. La mia voce.
Il mio pensiero; la mia idea.
La mia immagine.
Il mio messaggio.
Pink è l’energia accogliente del potere femmineo, così tanto temuto da chi ci vuole in catene. Punk è l’urlo furente del maschile che ha smesso di starci, così tanto castrato da chi ci vuole senza le palle.
E’ così che nasce l’idea, il progetto, il messaggio.
Pink & Punk è il mio progetto politico, apartitico, di rivoluzione gentile.
La vera rivoluzione è permettere alle persone di pensare, liberandosi dai condizionamenti e dalle convinzioni; gentile perché lontano da ideologie e fanatismi, accogliente e moderata, come l’energia femminea, in contrasto con le forze aggressive alle quali siamo invece soggiogati: competitività, bullismo, rivalità, illusione.
Per quanto riguarda il mio personale percorso di vita, questa rivoluzione è partita dal sesso, dalla sessualità ed è passato attraverso la lente delle arti performative da un lato e, dal sex working dall’altro.
La sessualità è parte dell’eros, della forza creativa e creatrice.
Quando la sessualità è bloccata, anche la creazione lo è; quando la sessualità è corrotta, la creazione è distruttiva.
Dal bisogno di comprendere, al bisogno di dare voce, di trasformare la corruzione in creazione; dal bisogno di mollare i condizionamenti al bisogno di trovare la mia voce, il mio posto e condividerlo, con tutti quelli che stanno a sentire e hanno smesso di voler seguire.
Cosa mi dici di te? Dove sei nel percorso?