Fingere un orgasmo, è davvero così disonesto?
Nella mia esperienza come Escort, fingere l’orgasmo è stato il minimo e non mi è (quasi) mai pesato.
Anzi, spesso mi ha svoltato la scopata; perché guardare l’altro che si entusiasma, ci crede e si impegna, può:
- essere gratificante
- essere divertente
- dare vita a svolte inaspettate
Questo mi è sempre valso anche nella vita personale, prima e dopo la vita da escort
Fingere un orgasmo lo trovavo.. fair; onesto
Parlando di lavoro, se il cliente non soddisfa le mie aspettative personali, perché dovrei non fargli credere di esser venuta, sia che io mi sia divertita oppure no.
Sono lì per lui e farlo divertire è il mio obiettivo.
Ci sono poi quelle eccezioni, quei clienti con i quali c’è un feeling, un’intesa e si instaura un rapporto più intimo; ci si può aprire e guidare l’altro verso il proprio piacere, se è interesse comune; questo può essere gratificante e può – potrei risultare mercenaria – portare a fidelizzare il cliente.
Di massima fingere lo trovo onesto, perché è in linea con le mie regole d’oro del divertimento al lavoro:
- Il lavoro è far divertire il cliente;
- il lavoro è far divertire il cliente, anche quando questo non rispecchia i mie gusti personali e non è nemmeno così brillante a letto;
- il lavoro è far divertire il cliente, anche quando è brillante, sa farci eppure io non ne ho mezza, per due miliardi di motivi personali;
- I soldi sono il compenso per il mio impegno, di tempo e di energia (e magari con un po’ di divertimento personale).
Dopo il lavoro, si esce e ci sono gli incontri occasionali e i trombamici.
In questo caso fingere a volte è un modo per non dar vita a discussioni.
Ci sono uomini che se la prendono davvero a male ed è difficile e delicato aprirsi all’altro, da entrambe le parti.
Ci sono anche qui quelle occasioni in cui trovi una persona che si apre facilmente ed è entusiasta di ascoltare cosa piace all’altro e provarci, per il gusto di donare piacere, oltre che a riceverlo.
Questi sono gli incontri che io chiamo: “brillanti”.
Per il resto, ci sarà un motivo se alcuni restano incontri occasionali oppure trombamici e valgono le regole del divertimento di cui sopra, con la differenza che la moneta di scambio è il divertimento – o il presunto divertimento – reciproco. Fingere alle volte lo trovo onesto, seppur consapevole che la mia idea sia opinabile dai molti punti di vista altrui.
Ma le relazioni sentimentali invece?
Riporto qui il messaggio della mia amica Ila:
“Lo senti, lo percepisci; e se c’è qualche cosa che non torna, né in me né nel
mio compagno, si discute, si racconta.
Ci si ci si confronta, ci possono essere tante cose che preoccupano”
Condivido in pieno
La differenza tra lavoro, rapporti occasionali e relazioni sentimentali sta nella natura stessa della cosa: la relazione.
La relazione è connessione e condivisione, confronto e crescita. E’ un progetto; il feedback è una parte fondamentale del progetto.
Con il proprio compagno e compagna ci si dovrebbe poter aprire serenamente e confrontarsi. “Non ho raggiunto l’orgasmo? Ecchisenefrega! Avrò dei pensieri per la testa, sono stanca o chissà cosa” oppure “Guarda, sento che oggi, così fatico a venire, che ne dici se proviamo questa cosa insieme? Ti va?”.
Se io non ho raggiunto il piacere ma ho provato piacere, e l’altro ha provato piacere a sua volta, dovrà pur valere qualcosa, no? Perché fingere?
Tirando le somme, il confine tra fingere e non fingere è tracciato dall’obiettivo che abbiamo di fronte. Finché il sesso è un servizio o un divertimento passeggero, l’orgasmo simulato può essere uno strumento utile, quasi ‘etico’ nel suo scopo di far sentire l’altro un re, senza complicazioni emotive. È il mio regalo per te, la moneta di scambio per il tuo impegno o il tuo denaro.
Ma quando entriamo nel territorio della relazione, la moneta cambia: non si paga più con la performance, ma con la vulnerabilità. In una coppia, il mancato orgasmo non è un fallimento del servizio, ma un’informazione preziosa da scambiarsi. Perché se col cliente l’obiettivo è finire in bellezza, col partner l’obiettivo è non finire mai di scoprirsi. E in questo caso, la realtà del piacere condiviso — anche quando è imperfetto — vale molto più di qualsiasi finzione perfetta.
Dunque, fingere è disonesto? Nel lavoro no: è professionalità, è cura del cliente, è teatro. Nell’occasionale nemmeno: è diplomazia, è quieto vivere, è ‘the show must go on’. In amore, sì: perché toglie valore all’intimità.
Il punto in comune resta sempre il piacere, ma cambia la direzione. Nel lavoro e nel sesso occasionale fingo per te, per il tuo ego o per il tuo divertimento. In una relazione, non fingo per noi. Perché se l’amore è un progetto a lungo termine, non ha bisogno di attori che recitano un copione, ma di complici capaci di riscriverlo insieme, anche quando il finale non è quello previsto.
E tu cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti!